Facebook: storia, evoluzione e scandali del social network

Niente home e niente mi piace: il primo Facebook non assomigliava per niente a quello che conosciamo oggi. Le vicende del suo fondatore, Mark Zuckerberg, sono forse più note dell’evoluzione delle sue funzionalità, così come noto è il controverso problema legato alla privacy degli utenti e al loro controllo (mancato? Dovuto?). Oggi Facebook conta più di 2,7 miliardi di utenti ed è uno dei social più competitivi e dei siti più visitati al mondo.

Com’è arrivato a essere quello che conosciamo? Quali sono la storia di Facebook e dei suoi fondatori? Quali i problemi legati al suo utilizzo? Abbiamo dedicato l’approfondimento di oggi su DSMagazine proprio a questo argomento: ecco cosa dovreste sapere sulla storia, sull’evoluzione e sugli scandali (alcuni) legati all’utilizzo di Facebook.

 

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Facebook: storia e crescita del social network

Sì, lo sappiamo: c’è già un film che racconta la storia di Facebook, parte della sua evoluzione e alcuni dei suoi scandali. È pure un bel film: è diretto da David Fincher, sceneggiato da Aaron Sorkin, ha vinto tre premi Oscar. Se non l’avete ancora visto, vi consigliamo di vederlo. In ogni caso, la storia di Facebook, oggi, la vogliamo raccontare anche noi.

Facebook nasce ufficialmente nel 2004, ma la sua origine risale a un anno prima. Nel 2003, l’allora diciannovenne Mark Zuckerberg crea Facemash: è un sito che scavalcando la protezione universitaria si appropria delle foto delle ragazze di Harvard e le colleziona per esporle al giudizio degli utenti. Zuckerberg rischia l’espulsione.

Nel 2004, insieme a Andrew McCollum e Eduardo Saverin, Zuckerberg lavora su un nuovo sito, che vede la luce nel febbraio 2004. Si chiama thefacebook.com. Nel giro di sei giorni, altri tre studenti di Harvard (i fratelli Cameron e Tyler Winklevoss e Divya Narendra) accusano Zuckerberg di averli truffati: l’idea di thefacebook.com, a detta loro, è stata copiata da HarvardConnection.com, il sito che i tre avevano chiesto a Zuckerberg di realizzare per loro. L’accusa prenderà poi vie legali.

Accuse a parte, a fine febbraio metà Harvard è iscritta al sito, che presto si espande: Stanford, Columbia, Yale. E poi Ivy League, MIT, Boston University e Boston College. Tutti gli Stati Uniti e tutto il Canada. Nel 2006 Facebook si apre a chiunque abbia almeno 13 anni, in tutto il mondo.

Nel frattempo il social ha perso l’articolo “the” prima del nome ed è nata la società Facebook Inc. Il presidente è Sean Parker, giovane imprenditore e informatico, cofondatore di Napster e Plaxo e fino ad allora consigliere informale di Zuckerberg. Parker lascerà la compagnia nel 2010, dopo essere stato arrestato per possesso di cocaina.

Nel solo 2006, Facebook passa dall’essere al 70esimo posto nella classifica tra i siti con più traffico al mondo al 7 posto. In Italia il boom arriva nel 2008, anno in cui il social rilascia una versione anche in lingua italiana – e si aggiudica anche un primato: è il Paese con maggiore incremento di utenti nel terzo trimestre 2008 (+135%).

La sua scalata continua: nel marzo 2010, per una settimana, riesce persino a superare il traffico di Google. Nel 2015 raggiunge un miliardo di utenti attivi. Il primo calo arriva solo nel 2018, in Europa, anche a causa della nuova regolamentazione sulla privacy UE. Il risultato dell’incertezza? Le azioni di Facebook crollano del 20% in un solo giorno.

L’evoluzione delle funzionalità

Facebook è sempre stato come lo conosciamo oggi? Assolutamente no. Dimenticate la home. Dimenticate i mi piace. Dimenticate la chat e i tag. Dimenticate la versione mobile. Dimenticate le note – ah no, quelle le abbiamo già dimenticate tutti. Con questo supremo sforzo di immaginazione potete avvicinarvi a quello che era Facebook il giorno della sua fondazione.

Ok, quindi come funzionava? Si limitava, sostanzialmente, alla possibilità di creare il proprio profilo, connetterlo a quello di altri utenti e condividere foto.

Nel 2006 fa la sua comparsa la home (News feed), non senza suscitare dissensi: per alcuni le sue informazioni sono irrilevanti, per altri è data troppa rilevanza a informazioni personali. In risposta viene introdotta la possibilità di scegliere cosa condividere e con chi. Nel 2006 nascono anche le note: gli utenti possono gestire il proprio profilo in modo simile a un blog. Nel 2007 nasce la possibilità di inserire annunci tramite Marketplace.

Anche la chat viene introdotta in un secondo momento: è il 2008. Due anni dopo, nel 2010, è annunciata l’applicazione Messenger che oggi conosciamo, in grado di gestire contemporaneamente tramite una sola applicazione sms, chat, email e messaggi. Nel 2011 diventa possibile anche ricevere e inviare messaggi vocali e, nel giro di poco, di effettuare videochiamate.

Cosa c’è di diverso rispetto a oggi? A questa altezza storica Facebook non ha ancora una versione mobile e, soprattutto, non esistono i mi piace. Il tasto mi piace, infatti, fa la sua comparsa solo nel 2010, relativamente tardi rispetto ad altre modifiche che conosciamo. L’app nasce invece a marzo 2012, e si evolve negli anni successivi fino a raggiungere una versione adatta sia a iOS sia ad Android nel 2013.

Tra le novità più recenti c’è l’introduzione delle storie (2017). L’ultimo annuncio è invece legato al lancio di una nuova funzionalità analoga a quella offerta da Clubhouse – e non c’è da stupirsi: la dinamica di competizione tra i social come motore spietato di evoluzione è una dinamica tipica: ne abbiamo già parlato quando ci siamo concentrati sull’evoluzione complessiva dei social network.

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Facebook tra scandali e controversie

Se con storia ed evoluzione siamo scesi un po’ più nel dettaglio, possiamo solo semplificare la delicata trattazione di scandali, problemi, controversie e tragedie legate all’impiego di Facebook. Generalizzando, potremmo dire che esistono due ordini di problemi tra i più immediati: il primo è legato a chi può vedere cosa (con ricadute su privacy e diritto all’oblio), il secondo alla mancanza di controllo e alle sue conseguenze.

Dati dati dati: privacy e diritto all’oblio

Il rapporto tra Facebook e la privacy è un rapporto a dir poco complicato. Le impostazioni legate alla gestione della privacy del profilo sono nate solo nel 2010; oggi la lista di livelli a cui è possibile mostrare i propri aggiornamenti, dati, post, foto va da “solo io” a “tutti”, includendo una serie di possibilità intermedie, anche personalizzabili. Le limitazioni d’accesso a queste informazioni non valgono, ovviamente, per i gestori del sito. E per chi sa ottenerle.

Facebook è una gigantesca banca dati. Il che rende molto difficile accertarsi di chi entri effettivamente in loro possesso. Un esempio su tutti: lo scandalo Cambridge Analytica del marzo 2018. I dati di 87 milioni di utenti sono stati venduti e utilizzati anche per attività di marketing politico, dalla propaganda Trump a quella pro-Brexit. Facebook, ritenuto corresponsabile, è stato sanzionato per 5 miliardi di dollari dalla Federal Trade Commission e di altri 100 milioni dalla Securities and Exchange Commission.

Un’altra interessante questione è legata al diritto all’oblio. Limitare l’accesso alle informazioni non significa poter sparire da Facebook. Gli utenti, che fino al 2008 potevano solo rendere invisibili i propri account, oggi possono cancellare in modo permanente i propri dati dal server del sito. E tutte le foto in cui siamo stati taggati? Tutto ciò che di nostro è stato pubblicato su un profilo altrui può essere rimosso solamente su richiesta, ma rimane in ogni caso di proprietà del sito, che è proprietario (ma non responsabile) dei contenuti pubblicati.

Assalti e massacri

Il secondo ordine di problemi legati all’utilizzo di Facebook è connesso alla mancanza di controllo in determinati gruppi. Basti pensare al recente dibattito sorto in merito alla responsabilità della piattaforma per l’assalto al Campidoglio USA dello scorso gennaio: prima il social non ammette la propria responsabilità, poi la ammette, avvia un’indagine, fa marcia indietro e impedisce ai dipendenti la lettura del reportage, reso però disponibile integralmente su BuzzFeed.

Il salto dalla minaccia in rete all’attacco reale è fin troppo breve. Accertato è il ruolo che Facebook ha avuto nel fomentare la pulizia etnica in Myanmar nel 2017. L’impennata di messaggi di odio condotta sul social contro i Rohingya, minoranza etnica musulmana, è stata dichiarata dall’ONU come determinante per i massacri che le seguirono.

 

Per saperne di più: libri e film su Facebook

Non abbiamo appagato del tutto la vostra curiosità e volete scoprire qualcosa di più sull’evoluzione e sulla storia di Facebook, indagarne scandali o affrontare il dibattito connesso all’impiego dei social? Ecco qualche consiglio di visione e di lettura:

  • The Social Network: vincitore di tre premi oscar, è il film che racconta l’invenzione di Facebook e dei suoi inventori.
  • The Social Dilemma: è uno dei documentari più visti lo scorso anno, che racconta la pericolosa influenza dei social sulla società.
  • Miliardari per caso. L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento: scritto da Ben Mezrich e edito in Italia per Sperling & Kupfer, è il libro da cui è stato tratto il film di David Fincher.
  • I nuovi poteri forti: il saggio di Franklin Foer (edito per Longanesi) analizza come Google, Apple, Facebook e Amazon, accolti con entusiasmo, hanno influenzato la nostra mente.
  • Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social: oggi l’andamento della vita umana è determinato dagli algoritmi. L’informatico Jaron Lanier, autore di questo saggio (il Saggiatore) non ha neanche un social e spiega perché nessuno dovrebbe averne.
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